Ernia Inguinale | Due studi che infondono fiducia

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Esiste una cura veramente efficace per l’ernia inguinale?

Nell’articolo di oggi cercheremo di rispondere a questa annosa domanda. Prima di spiegare però le possibili cure o come risolvere un problema appena sorto, spiegheremo prima di tutto che cos’è un’ernia inguinale.

Scopriremo chi colpisce più comunemente e quali sono i trattamenti più efficaci, e soprattutto chiariremo se effettivamente avere un’ernia inguinale è pericoloso e mette a rischio la salute.

Conoscere se è un reale rischio per la salute è probabilmente la domanda più importante perché è uno dei motivi più comuni per cui tutte le persone vengono spronate dal medico a operarsi il prima possibile. I medici hanno creduto fino ad ora che avere un’ernia può portare a conseguenze gravi a rischio salute.

Voglio fare un po’ di spoiler dicendo fin da subito che recenti studi hanno dimostrato la falsità di queste preoccupazioni. Non c’è nessuna correlazione tra ernia e mortalità, se non in rari casi di patologie congiunte, che restano un dato veramente basso.

Che cos’é?

Un’ernia inguinale è una situazione in cui l’intestino spinge attraverso la parete addominale inferiore fuoriuscendo e creando una piccola bozza a livello dell’inguine.

Siccome la fuoriuscita è dovuta a un’iperpressione a livello addominale, alcune persone pensano che tale bozzo nell’inguine possa venir fuori anche semplicemente tossendo in maniera pesante o attraverso uno sforzo fisico eccessivo. Ma è davvero così?

Le statistiche parlano di un’ernia inguinale che può colpire tutti ma maggiormente  concentrata sugli uomini rispetto alle donne con un rapporto di 9 a 1.

A volte la medicina e i dottori non riescono, ancora oggi, a fornire una cura specifica o una soluzione semplice e definitiva a molte malattie, e vale lo stesso per l’ernia inguinale. Non c’è una semplice causa ma piuttosto un problema multifattoriale.

Le cause

Studi recenti in campo genetico hanno dimostrato come l’ernia inguinale possa essere un problema ereditario o genetico in cui il collagene perde forza ed elasticità come nelle persone affette di sindrome di Marfan o nell’elastolisi congenita. In questi casi è molto più comune soffrire di questo disturbo proprio perché c’è una degenerazione del tessuto collagene.

Un fattore che aumentare esponenzialmente il rischio di ernia è il fumo.
Fumare influenza i processi riparativi e la capacità dell’organismo di produrre collagene che è proprio quel tessuto che raggruppandosi insieme possono far aumentare e inspessire i tessuti corporei.

I fumatori hanno più difficoltà nello sviluppare un buon tessuto collagene e quindi sono molto più soggetti ad avere un’ernia inguinale

La causa scatenante più diffusa però, risiede in un eccesso di pressione all’interno dell’addome correlata a una debolezza dei muscoli addominali.

E’ in questa contrapposizione di forze tra una spinta eccessiva all’interno dell’addome e una debolezza generale che si sviluppano molte delle ernie più diffuse, dalle femorali, ombelicali, inguinali e la famosa diastasi dei retti che è molto comune anche dopo il parto nelle donne.

Le statistiche che riguardano l’insorgenza di ernia inguinale arrivano fino al 30% della popolazione. Come dicevamo prima interessa maggiormente gli uomini o i bambini prima dei 5 anni o durante l’età senile di uomini dopo i 60 anni.

I sintomi

Ormai è appurato dalle statistiche mediche che almeno il 30% delle ernie inguinali è asintomatica, ovvero senza alcun sintomo o fastidio. Tutti coloro che invece vanno dal medico per un controllo o consiglio, appartengono alla categoria di persone che purtroppo lamentano dolore.

Il fastidio o il dolore aumentano a fine giornata, quando sovviene la stanchezza fisica magari dopo un’intensa giornata di lavoro. Questa sensazione di pesantezza a livello inguinale, a volte sfocia proprio in una bozza che viene fuori dopo piccoli sforzi.

Capita spesso che sdraiandosi a letto con la mano si possa toccare o addirittura schiacciare questo bozzo, e riuscire a respingerlo all’interno. Queste, per un medico, possono essere ragionevoli prove di uno sviluppo del problema.

Le analisi

In casi più difficili e complessi è sicuramente utile fare una risonanza magnetica o magari un ultrasuono per constatare definitivamente la presenza o meno di un’ernia. In questi casi bisogna distinguere bene caso per caso e stare attenti se si tratta di uomo, donna, bambini o anziani.

Ernia Inguinale - X-rays

Analizzando prima il caso delle donne, è più raro che si manifesti questo tipo di ernia, ma qualora succedesse bisogna fare attenzione. Esiste la possibilità che tale problema possa evolvere in qualcosa di rischioso per la vita. Questo perché le donne presentano differenze a livello anatomico e spesso questa tipologia di ernia può trasferirsi alla zona femorale andando a compromettere alcuni parametri vitali.

Per questo motivo quando il medico trova un’ernia in una donna, l’intervento chirurgico è sicuramente la cura di elezione.

Per quanto riguarda il lato maschile i rimedi sono diversi. Non c’è dubbio che a livello medico il messaggio è molto chiaro: “..qualsiasi tipo di ernia bisogna operarla e non c’è rimedio se non un’operazione per curare un’ernia inguinale.”

Ma questo tipo di approccio negli ultimi due anni è stato sconfessato da due grossi studi: uno americano e uno inglese. Tali studi del tipo wait and see sembrano portare l’attenzione al fatto di aspettare e stare a vedere come vanno le cose prima di sottoporsi ad una operazione.

Gli studi scientifici

Questi due grandi studi di the randomized clinical trials molto ben fatti e ben analizzati ci dicono che il rischio è molto basso. Esiste solo il 2% di possibilità che un’ernia possa peggiorare e mettere a rischio la vita.

Questo studio ha seguito delle persone per più di 10 anni, alcune le hanno operate subito, altre hanno aspettato per vedere come potesse evolvere la situazione. Le persone non operate non hanno avuto grossi problemi e la loro salute non è stata mai messa a repentaglio.

C’è da dire che molti di loro alla fine, dopo tanti anni, hanno deciso comunque di operarsi e non per questione di vita o di morte, ma solamente a causa dei dolori.

Nasce quindi un’estrema differenza di visione del problema. Questi studi sulla lunga durata e osservazione del fenomeno, dicono che non c’è nessun pericolo. Le persone scelgono di operarsi per il dolore continuo che si acuisce, e non perché tutti i medici affermano che si possa finire in ospedale.

Inoltre, quello che i medici non dicono per non intaccare le statistiche è che circa il 15% delle persone che vengono operate finiscono poi per sviluppare dolore cronico.

Le operazioni possono portare a infezioni, una cattiva cicatrizzazione e un aumento della mortalità in quella fascia di pazienti che va dai 65 anni in su sono proprio i pazienti che sviluppano più comunemente questo problema.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio cosa affermano i due studi sopra citati e il campione di persone a cui si rivolge.

Lo studio americano prende in esame 250 uomini di circa  tutte le età. Questo studio ha dimostrato come una persona giovane, sia ragazzo che bambino, finisce per operarsi a distanza di 5/6 o anche 10 anni, a causa dei forti fastidi che diventano veri e propri dolori.

Propensione genetica?

Quindi probabilmente in una persona molto giovane, con una propensione genetica al problema, la scelta dell’operazione può essere la più indicata. Finirebbe dopo anni di fastidi e dolori a doversi operare comunque.

Se invece si analizza un’altra fascia di età, quella degli over 60, le considerazioni cambiano completamente. Guardando i risultati dell’altro studio, quello inglese, abbiamo tantissime risposte per le persone dopo i 60 anni perché è fatto esclusivamente su quel campione di età.

La cosa più sorprendente di questo studio che comprendeva circa 150 persone, è che un terzo  di loro sono morte prima dei 10 anni successivi all’intervento, intorno ai loro 65/70 anni di età.

Dopo tanti anni di studio sul dolore sappiamo come sia enormemente soggettivo e come una situazione se approcciata nel modo giusto possa diventare indolore. La stessa situazione approcciata nel modo sbagliato può diventare qualcosa di insopportabile.

E’ dunque palese che se un medico chirurgo ti fa spaventare dicendoti che se non ti operi ti può finire male il tuo approccio al dolore sarà diverso, si intensificherà per effetto della paura!
E’ un atteggiamento che causa un iper-attenzione al proprio corpo che al minimo spasmo porta ad un atteggiamento che può sfociare nell’ossessivo.

Fisioterapia e dolore

Mi dispiace molto che ad oggi non esistano studi che parlino di come la fisioterapia o l’esercizio fisico possano avere influenze positive sull’ernia inguinale.

I due studi presi in esame comparano semplicemente l’operazione chirurgica con l’osservazione e attesa del fenomeno, ma ai pazienti partecipanti non viene mai chiesto di fare attività utili o sane per modificare la loro condizione durante l’attesa o lo sviluppo del problema.

Se parte del problema che fa scaturire l’ernia inguinale è legata ad una debolezza della parete addominale o a un eccesso della sua tensione si può ipotizzare che eseguire una serie di esercizi mirati al rinforzo muscolare o al miglioramento della respirazione possa ridurre tale tensione.

Questa situazione è molto simile alle fasi di recupero dopo una frattura o una lesione importante a livello dei tessuti.
E’ confermato anche dalla medicina che con la giusta attività fisica si può facilmente riprendere una vita normale nonostante un grosso trauma.

Conferme e novità

Ciò assume ulteriore valore dopo la conferma del Royal College of Surgeons of England che mette nero su bianco la mancanza di correlazioni tra sforzo fisico estremo ed ernia.

Questa è una novità! Si è sempre creduto che uno sforzo eccessivo o un colpo di tosse troppo forte possano causare ernie. E sono stati proprio i chirurghi inglesi a fare uno studio e a dimostrare che non c’è nessuna correlazione.

Prendendo quindi conferme da quanto sopra, si può facilmente dedurre che fare fisioterapia può aiutare non solo a superare il dolore ma anche a rinforzare la parete addominale e tutto l’organismo. Inoltre, riduce la pressione inter-addominale e quello che è un problema che oggi sembra avere come unica soluzione la chirurgia.

Conclusioni

Arrivando alla conclusione dell’articolo e facendo un riassunto di quanto detto finora, si possono consigliare due soluzioni. Sei una persona over 50? La prima cosa da fare è stare tranquilli perché non può succedere nulla di grave.

Se non vuoi procedere subito all’intervento e vuoi aspettare, nel frattempo inizia a fare esercizio fisico e di respirazione. Se sei seguito già da un fisioterapista o in palestra da un personal trainer è ancora meglio e potrete valutare insieme l’andamento del problema.

Ricordati sempre che è più un problema legato all’estetica e al dolore.
Dolore che può sparire dopo l’operazione, ma può anche svilupparsi diversamente e con altre problematiche che solo i medici possono approfondire.

Il consiglio principale è sempre quello di aspettare e magari migliorare la mancanza di tono muscolare con una dieta, attività fisica adeguata, cambiare quello stile di vita al meglio per avere tanti benefici e non solo mettere una toppa dove si ha un problema.

Spero che questo articolo abbia tolto un po’ di ansie e paure ai nostri lettori. L’ernia inguinale è un fastidio che è stato studiato accuratamente e che non causa problemi gravi di salute. Resta solo a voi decidere le migliori cure e soluzioni che fanno al caso vostro. A presto!

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L’AUTORE – Francesco Marramaldo, 26 anni, fisioterapista da 4 anni. Lavora in ambito domiciliare sia con pazienti cronici che con pazienti acuti.
Lavora anche in studio privato eseguendo tecniche miofasciali, terapie strumentali come Tecar, Ultrasuono, Cryoterapia, elettroterapia antalgica. Collabora con lo staff di inpienasalute.com per una diffusione consapevole del benessere.